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INCONTRO PSI - SIULP SU SICUREZZA PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
venerdý 20 gennaio 2017

 

La sicurezza dei cittadini è un diritto che lo Stato e le istituzioni devono garantire. E questo è ancora più valido in una città come Modena, che ha visto negli ultimi anni un netto peggioramento della situazione, con la città che sulla tutela della sicurezza si colloca all’83° posto tra i comuni capoluogo. Il tema della sicurezza è stato l’oggetto di un incontro tra la Segreteria Provinciale del PSI e una delegazione del SIULP-Sindacato italiano unitario lavoratori polizia. L’incontro ha visto una ampia convergenza sulla analisi della situazione e sui possibili rimedi. I socialisti modenesi apprezzano le iniziative e l’approccio del nuovo ministro degli Interni, Marco Minniti sui temi dell'immigrazione e della sicurezza urbana, e chiedono che siano mantenuti e rafforzati gli impegni presi nei “Patti per la sicurezza”, per fare fronte a una situazione che anche nella nostra città è resa difficile dalla scarsità degli organici, dei mezzi, delle risorse a disposizione delle forze dell’ordine. I "reati predatori”, spesso superficialmente considerati come reati minori e come microcriminalità, sono notevolmente aumentati negli ultimi anni e sono quelli che determinano una sensazione di insicurezza in ampie fasce della popolazione. E’ un problema che non va sottovalutato e che va posto con serietà e con rigore alla attenzione delle istituzioni e delle forze politiche. 



                                                                                                  Segreteria Provinciale PSI



 






Federazione Provinciale di Modena - Via Allegri n. 207 – 41124 Modena

tel e fax 059/34.62.17 – e mail: Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo

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IN MEMORIA DI BETTINO CRAXI PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
venerdý 20 gennaio 2017

IN MEMORIA DI BETTINO CRAXI

di Andrea Ruini

E' sempre difficile parlare di Bettino Craxi, perché c'è il rischio di fare arrabbiare qualcuno. E' un tema su cui la passionalità predomina sul giudizio obiettivo e ragionato, e prevalgono le visioni estreme, di Craxi visto come un "santo" o come un "demonio".

Molti demonizzano Craxi, ritenendolo responsabile di tutte le cose negative che sono accadute in Italia. E’ una demonizzazione profondamente sbagliata che purtroppo continua ad essere sostenuta da molti, soprattutto a sinistra.

La figura di Craxi viene poi spesso strumentalizzata a fini di parte. I socialisti che stanno nel centrodestra si limitano a esaltare l'anticomunismo di Craxi, e per questo (sbagliando) vedono in Berlusconi l'erede e il continuatore della azione politica del segretario del PSI. Altri costruiscono un Craxi del tutto immaginario, un Craxi antiamericano e antieuropeista, dando un peso eccessivo ai fatti di Sigonella e alle dichiarazioni polemiche dell'ultimo Craxi su Maastricht. Gli uni e gli altri sono convinti che Craxi sia stato tolto di mezzo nel 1992-94 da una specie di colpo di stato, che a seconda delle interpretazioni vede il coinvolgimento dei poteri forti, della grande finanza, della magistratura, degli Stati Uniti, dell'ex partito comunista (il PDS guidato da Occhetto, una colpa che si trasferisce per una strana proprietà transitiva fino all'odierno Pd guidato da Renzi). E' una visione che non ha il minimo fondamento. La parabola politica di Bettino Craxi, l'ascesa vertiginosa e poi la rovinosa caduta, è tutta inserita nelle dinamiche del sistema politico italiano, e va capita e giudicata in termini politici.

Se Craxi non va demonizzato, non va però nemmeno santificato. Craxi è stato un leader politico, con le sue luci e le sue ombre, con i suoi meriti e i suoi errori. Cominciamo con i meriti politici di Craxi, che un bel libro di Edoardo Crisafulli (“Le ceneri di Craxi”, Rubbettino 2010) ha sintetizzato in questi punti. In primo luogo, la restaurazione della autorità statale. Soprattutto negli anni in cui era Presidente del Consiglio, Craxi ripristinò l’autorità dello Stato democratico, gravemente lesionata durante gli ‘anni di piombo’. Un altro grande merito di Craxi fu la proposta di una “grande riforma” per costruire una democrazia governante, che ponesse fine alla gravissima instabilità politica, al consociativismo, al trasformismo, alla crisi ormai palese delle istituzioni, che il segretario del PSI aveva capito in grande anticipo rispetto ai suoi interlocutori e avversari politici. Contro la strategia berlingueriana del "compromesso storico" e contro le ricorrenti tentazioni italiane del trasformismo e del consociativismo Craxi rilanciò il tema della governabilità e l’idea di una democrazia governante e decidente, con una chiara divisione dei ruoli tra una maggioranza che governa e una opposizione che svolge il suo ruolo senza intralciare o impedire l'azione della maggioranza.

Craxi pose fine alla subalternità politica e psicologica dei socialisti nei confronti del PCI, e ripropose il riformismo come riferimento essenziale per la politica e la cultura dei socialisti italiani. Un riformismo di tipo nuovo, perché era un riformismo che aveva assimilato la cultura liberaldemocratica, imperniata sul concetto di conflitto pacifico tra forze diverse. E la nuova cultura politica del PSI si tradusse anche in un approccio comunicativo nuovo, più diretto e più moderno nei confronti della opinione pubblica.

Anche in politica estera la segreteria di Craxi vide delle grandi novità. In primo luogo la difesa dell’Occidente dalla minaccia sovietica. La svolta craxiana in politica estera prevedeva certo la solidarietà verso il Terzo Mondo, ma non più nella tradizionale ottica terzomondista, rivoluzionaria, pauperista; dichiarava il sostegno ai movimenti di liberazione, purché di ispirazione democratica; denunciava l’imperialismo sovietico e proponeva un atlantismo coerente con la tutela della nostra sovranità nazionale; ripudiava le tirannidi e le dittature, non importava se fossero nere, rosse o di altro colore. Ricordo in particolare la decisione che portò, in risposta all’installazione dei missili sovietici SS 20, all’installazione dei missili Cruise e Pershing, ristabilendo l’equilibrio delle armi nucleari in Europa. E una decisione fondamentale fu anche quella del rilancio della costruzione dell'unità europea, deciso al vertice di Milano nel 1985, che portò alla firma nel febbraio 1986 dell'Atto unico europeo, e alla revisione dei Trattati comunitari al fine di rilanciare l'integrazione europea e di realizzare il mercato interno.

Tra gli errori politici di Craxi, il più grave fu l’aver fatto e l’aver permesso un uso eccessivo, e alla fine incontrollabile, dei finanziamenti illegali al PSI, che ebbero l’effetto di diffondere a macchia d’olio la corruzione dentro il Partito. Un fenomeno, quello della corruzione politica, che negli anni Ottanta era diventato sistemico e coinvolgeva tutti i partiti: ma l'avere trascurato questo tema costituì un errore. Il secondo errore fu quello di avere una visione ‘politicista’ del consenso, che lo induceva a riporre speranze eccessive nell’appello diretto agli italiani. Craxi è stato a lungo molto popolare, il suo partito, il PSI, no. La strategia non ebbe successo, perché il PSI crebbe troppo lentamente, dal 9,8 del 1979 al 13,6 del 1992. Soprattutto di fronte ad un PCI che, in piena crisi ideologica e politica, passava dal 29,9 al 22 per cento (16 PDS e 6 Rifondazione). Terzo errore, la prosecuzione della ‘guerra civile’ a sinistra anche dopo il 1989: nelle nuove condizioni determinate dalla fine dell'URSS e della guerra fredda e dalla scomparsa del PCI, proseguire nella offensiva anticomunista non aveva molto senso. Certo, i dirigenti del PCI-PDS, tranne Napolitano, non erano disponibili a una svolta nei rapporti tra i principali partiti della sinistra. La mancanza di interlocutori politici a sinistra ebbe l'effetto di arroccare il PSI nella alleanza di governo con la DC. Dopo avere riportato il PSI al governo con la DC nel 1980 (una scelta che nel 1980 aveva un senso), fu un errore aver mantenuto l’alleanza fino all’ultimo, con una centrosinistra che era diventato pentapartito e si era arenato nell'immobilismo.

Craxi non si rese conto che la Prima Repubblica si stava sfasciando con velocità inarrestabile. Per non finire sugli scogli, sarebbe stata necessaria una brusca virata che non ci fu. Mentre la nave colava a picco, Craxi aveva in mente una solo idea: quella di ritornare a Palazzo Chigi, da cui si sentiva ingiustamente sfrattato. Il PSI avrebbe invece dovuto essere alternativo alle forze conservatrici, e l’aver stipulato nel 1989 una alleanza organica con quelle forze, con la DC di Andreotti e Forlani, il famoso CAF, fu un errore grave e irreparabile.

Nel 1991 era già evidente che la strategia politica di Bettino Craxi, da quindici anni alla guida del PSI, si era rivelata fallimentare. Una strategia che aveva suscitato molte attese e molte speranze, sia nella base socialista che tra gli osservatori esterni. Dieci anni prima, nel 1981, Craxi aveva vinto il congresso socialista di Palermo, diventando il leader incontrastato e carismatico del Partito. Nel 1982 l’assemblea socialista di Rimini aveva delineato i tratti di un riformismo moderno, capace di conciliare merito ed equità. L’esperienza di Presidente del Consiglio aveva dato a Craxi una autorevolezza e riconoscibilità a livello anche internazionale.

Che cosa era andato storto ? Con l’approdo al riformismo, nei primi anni Ottanta, il PSI aveva dato inizio a una nuova stagione della sua storia: una stagione che avrebbe dovuto renderlo finalmente omogeneo al modello dei partito socialisti e socialdemocratici europei. Ma la svolta del 1979-1981, in sé molto positiva e del tutto condivisibile, venne gravemente indebolita, per non dire contraddetta, dalle circostanze in cui venne a maturare e più ancora dalle scelte tattiche che la accompagnarono. In primo luogo il brusco abbandono di qualsiasi progetto di alternativa, che pure era la linea approvata al congresso di Torino del 1978, e il frettoloso ritorno dei socialisti ad un governo con la DC. Un rientro all’inizio reso obbligato dalla necessità di assicurare la governabilità, dopo la fine della politica di solidarietà nazionale, ma era una scelta che contrastava con la linea seguita dal partito negli ultimi anni, e che lasciava al PCI il monopolio dell’opposizione, un PCI che poteva così limitare i danni provocati dalla irreversibile crisi storica del modello comunista. Il PSI veniva così catturato da logiche di governo e di sottogoverno.

E’ vero che era cresciuto lo spazio di manovra per il partito socialista, che poteva far pesare la sua indispensabilità, ottenendo per un quadriennio la guida del governo e inaugurando un trend elettorale positivo, anche se non travolgente. Tutti questi risultati erano stati però ottenuti in base a una logica tutta interna al sistema politico italiano di allora. Sfruttando tutte le opportunità offerte da quel sistema, un sistema che pure si dichiarava di volere riformare, e diventandone il massimo beneficiario in termini di potere, il PSI finiva con l’identificarsi con il sistema, con il diventarne il principale e più visibile sostegno, e rinunciava alla possibilità di intercettare l’ondata crescente di dissenso che, soprattutto dopo il 1989, stava montando contro quel sistema. Una ondata che si sarebbe rivolta nel 1992 contro il PSI travolgendolo in pochi mesi.

I progetti di “grande riforma”, a causa della insuperabile opposizione del PCI e di parte della DC, non trovarono una realizzazione concreta, se non in piccola parte, rimanendo esposti alla critica di chi li considerava solo nebbia propagandistica. Nel corso degli anni Ottanta il PSI si era impegnato a massimizzare i vantaggi derivanti dalla sua centralità nel sistema politico, e non a lavorare per un sistema diverso. Eppure il ruolo di forza alternativa è il solo ruolo adatto a un partito socialista moderno, che deve candidarsi alla guida del Paese in alternativa alle forze moderate, per gestirlo in rappresentanza dei ceti più disagiati e in nome degli ideali di solidarietà e di giustizia sociale. Un partito socialista non può rinunziare alla funzione di fornire un punto di riferimento all’elettorato di sinistra in senso lato, di rappresentare il polo progressista del sistema politico, assicurando la possibilità di un ricambio del governo.

A questo compito fondamentale il PSI di Craxi non ha saputo, non ha potuto, non ha voluto dare risposte soddisfacenti. Il PSI avrebbe dovuto cercare di allargare e irrobustire l’area del suo insediamento elettorale, recuperando consensi a sinistra. Un obiettivo che non si poteva raggiungere con la penetrazione aggressiva e spesso sfacciata in tutte le strutture del potere nazionale e locale. Il PSI doveva invece distinguere la sua immagine da quella di una classe dirigente logorata e usurata, doveva farsi sostenitore di una diversa e più corretta gestione della cosa pubblica, doveva guardare a quella ampia area di elettorato progressista che votava PCI non perché credeva al comunismo, ma in quanto forza di opposizione e di alternativa agli equilibri esistenti e al malgoverno democristiano. Tutto questo il PSI di Craxi non è riuscito a farlo, e per questo la sua strategia politica era in crisi molto prima che si scatenasse la bufera giudiziaria di Tangentopoli-Mani Pulite. Dopo l’inizio della bufera politico-giudiziaria, il crollo del partito era solo questione di tempo.

Quello di Craxi fu un tentativo (fallito) di riformare il sistema politico italiano, le istituzioni, l'economia e la società. Il modo migliore per onorare la memoria di Craxi non è quello di gridare "viva" o "abbasso", ma è quello di capire che è da lì che bisogna ripartire, non guardando all'indietro ma guardando avanti, con un progetto riformista adeguato ai tempi nuovi e al mondo nuovo in cui ci troviamo a vivere.


 
SICUREZZA ROMA ASCOLTI ANCHE MODENA PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
venerdý 23 dicembre 2016

Sulla sicurezza bisogna che Roma ascolti anche Modena. Bene le parole del Sindaco Muzzarelli in appoggio anche di quanto sollevato in questi giorni dai sindacati locali di polizia


Accogliamo con favore la presa di posizione del Sindaco Muzzarelli sull'assunzione di responsabilità da parte della “politica” sul tema della sicurezza nella nostra realtà, sia della città capoluogo che di altre realtà del territorio provinciale.

Non si tratta più, come qualcuno va dicendo da troppo tempo, di una semplice percezione di insicurezza, bensì di un oggettivo e progressivo aumento di fatti criminali che giustamente preoccupa e che richiede maggiore attenzione e maggiore determinazione da parte delle Istituzioni.

Il grido di allarme lanciato in questi giorni dai Sindacati di Polizia, da operatori responsabili che vivono e conoscono il nostro territorio, non può e non deve né essere minimizzato né restare inascoltato.

Le istituzioni amministrative locali devono continuare a fare la loro parte migliorando il loro intervento anche nella gestione del territorio: ben venga pertanto la ripresa di investimenti sul piano della manutenzione ordinaria di strade, piazze e parchi prevista nella manovra presentata ieri in Consiglio comunale; ben vengano gli investimenti per l'aumento delle telecamere e il sostegno al volontariato; ben venga lo sforzo da parte della Polizia Municipale con una presenza integrata a quella delle forze di polizia sul territorio.

Ma è necessario che anche altre Istituzioni facciano pienamente la loro parte venendo incontro all'esigenza di assicurare più mezzi e più risorse per il nostro territorio e lavorando per rendere pienamente efficace ed operativo il “Patto per Modena Sicura” rinnovato solo pochi mesi fa.

Ci auguriamo che oltre alle forze politiche di maggioranza le parole del Sindaco Muzzarelli trovino orecchie attente anche nei rappresentanti locali del Governo nel nostro territorio.


                                      Per la Segreteria Provinciale PSI di Modena

                                                          Graziella Giovannini

                                                     Giovanni Franco Orlando


 
Buone FestivitÓ PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
giovedý 22 dicembre 2016

 

La Segreteria Provinciale PSI

di Modena

Augura a tutti

Buone Festività!

 

 

 
IL RISULTATO DEL REFERENDUM PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
martedý 06 dicembre 2016

Il risultato del Referendum del 4 Dicembre, pur con la vittoria del NO rispetto al SI, non può azzerare il percorso delle riforme che si è tentato di avviare: occorre non desistere dall’impegno riformatore e riprendere tale percorso nel pieno rispetto del popolo italiano.

A Modena e in Emilia-Romagna tra l’altro, in netta controtendenza con il resto del Paese, le ragioni del SI hanno prevalso su quelle del NO.

Resta tuttavia, e ovviamente pesa enormemente, il dato nazionale.

Non ci deve tuttavia essere spazio per il “senno del poi”: se ci sono stati degli errori di impostazione occorre prenderne atto e riprendere il percorso con l’impegno di chi, con intento costruttivo, lavora per ricercare unità più ampia possibile.

Il centro-sinistra, allargato e pluralistico, ha l'obbligo di trovare la via che consenta di interrompere l’avanzata dei movimenti populisti e della destra.

Le vicende elettorali austriache di queste ore ne sono un chiaro esempio: le forze storiche riprendono coscienza e parlano al futuro dei giovani attraverso l'unità.

Vale la pena che si tenti di fare così anche in Italia dopo l’esito referendario e la fase di crisi che si è fatalmente aperta.

I Socialisti lavoreranno con tutte le loro forze per evitare governi tecnici inutili e dannosi: occorre un governo di coalizione che prepari una legge elettorale equilibrata che superino gli errori dell’Italicum, avendo come orizzonte elettorale il 2018.

Non è necessaria la fretta, ma occorre determinazione, senso di responsabilità e un chiaro progetto riformista che consenta al Paese di arrivare pronto ad un confronto aperto e democratico dove i cittadini possano esprimersi liberamente e responsabilmente.



   Graziella Giovannini

Segretaria Provinciale PSI






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DOMENICA 4 DICEMBRE VOTIAMO SI PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
mercoledý 30 novembre 2016

 

Con il voto di domenica abbiamo una grande opportunità per fare in modo che le nostre Istituzioni democratiche siano più razionali, più efficienti , più efficaci, più capaci di decidere, più forti.

La riforma costituzionale, approvata dal Parlamento dopo due anni di discussioni, e che dobbiamo scegliere se confermare o no con il nostro voto, non stravolge la Costituzione, non modifica la parte prima della Costituzione, quella sui principi e sui valori fondamentali che regolano la nostra convivenza democratica e che sono il fondamento della nostra libertà.

La riforma costituzionale si limita a modificare alcuni meccanismi che da tempo hanno dimostrato di funzionare male e creano molti problemi. La riforma supera l'attuale bicameralismo paritario, in cui due Camere elette nello stesso modo fanno le stesse cose, e modifica il sistema delle competenze attribuiti alle Regioni, un sistema che oggi esalta i poteri di veto, rende inevitabile il blocco delle decisioni in materie di rilevanza nazionale, impedisce le realizzazione di infrastrutture strategiche.

La riforma trasforma un doppione della Camera in un Senato che rappresenta le autonomie regionali e locali, semplifica e rende più veloce il procedimento legislativo con il superamento del bicameralismo paritario, impedisce l'abuso dei decreti legge e limita il ricorso del governo alla fiducia.

La riforma rende più efficienti le istituzioni eliminando gli sprechi, potenzia gli strumenti di partecipazione popolare, amplia le garanzie democratiche, delinea istituzioni più stabili e rende la nostra voce più forte in Europa, semplifica la vita dei cittadini e delle imprese, migliora la qualità della nostra democrazia.

Domenica abbiamo davvero nelle nostre mani la possibilità di cambiare. Non gettiamola via . Una occasione come questa potrebbe ricapitare solo tra molti anni.

Votiamo Sì al referendum sulla riforma costituzionale.



Andrea Ruini                                              Graziella Giovannini

Presidente Comitato Promotore             Segretaria Provinciale PSI

Referendum per il SI









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UGO INTINI A MODENA PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
giovedý 17 novembre 2016

Iniziativa pubblica


Presentazione del libro di Ugo INTINI

Lotta di Classi tra giovani e vecchi?”



IRSE – L'Istituto Regionale di Studi Europei organizza, con la collaborazione della Federazione Provinciale del PSI di Modena, la presentazione del libro di Ugo Intini ,“Lotta di Classi tra Giovani e Vecchi?”.


L'iniziativa si terrà Venerdì 18 Novembre p.v. alle ore 18,00 presso il Centro Culturale “Teatro Guiglia”in Via Rismondo 73 a Modena,


Il libro di Ugo Intini, già Parlamentare socialista e Viceministro agli Esteri, affronta il tema del progressivo invecchiamento della popolazione italiana e delle conseguenze politiche oltre che sociali di questo fenomeno sempre più di attualità per i rapporti intergenerazionali.


Introduce l'iniziativa Paolo Cristoni, già Deputato PSI e esponente del PSI di Modena, presenta il Direttore di TRC Ettore Tazzioli e ne discute con l'autore , l'Avv. Giorgio Pighi, Docente Università di Modena e Reggio, già Sindaco di Modena.


Hanno assicurato la presenza all'iniziativa il Sindaco di Modena, Giancarlo Muzzarelli e l'Assessore di Castelfranco Emilia Giovanni Gargano.


 
REFERENDUM COSTITUZIONALE PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
sabato 05 novembre 2016

 

REFERENDUM COSTITUZIONALE

 

 

Giovedì 10 Novembre 2016 ore 17,30

 

presso Hotel Europa

 

Corso Vittorio Emanuele n. 52 - Modena

 

Presenta:

 

Graziella Giovannini

 

Segretaria Federazione Psi di Modena 

 

Interviene

 

Riccardo Nencini

 

Segretario Nazionale PSI

  

e ne discute con

 

 

Andrea Ruini                        Salvatore Aloisio 

Presidente Comitato Promotore        Docente di Diritto Pubblico Dipartimento 

   Referendum per il Sì                    di Economia “Marco Biagi” UNIMORE

             del PSI di Modena 

 

 

Modera:

 

Francesco Galli

 

Caporedattore TRC - Modena

 


 


 


 

Ultimo aggiornamento ( sabato 05 novembre 2016 )
 
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