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Congresso Provinciale del PSI – Eletti i nuovi organi dirigenti e i delegati al Congresso regionale PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
mercoledì 28 settembre 2016

 Congresso Provinciale del PSI – Eletti i nuovi organi dirigenti e i delegati al Congresso regionale


Si è tenuto nella mattinata di domenica, presso la sede del PSI, il 4° Congresso provinciale del Partito Socialista di Modena.

All’ordine del giorno il rinnovo degli organi dirigenti a partire dall’elezione del Segretario provinciale.

Dopo l’apertura dei lavori di Enrico Corsini nella veste di Presidente della Commissione Congressuale e la relazione introduttiva del Segretario Provinciale uscente Mario Cardone, il Congresso ha ascoltato e quindi, dopo intenso dibattito con interventi di vari iscritti presenti, ha approvato all’unanimità il documento politico “Socialisti sempre !” con cui Graziella Giovannini ha presentato la propria candidatura a Segretaria Provinciale del PSI di Modena.

Graziella Giovannini, sposata con una figlia, era già componente della Segreteria Provinciale del Partito ed è una figura storica del partito modenese grazie alla sua militanza di lunga data e il suo impegno politico durato, senza soluzione di continuità, vari decenni e che ha attraversato, con vari incarichi di tipo operativo, diverse stagioni del partito socialista di Modena.

Oltre a eleggere nuova Segretaria Provinciale dei socialisti modenesi, l’assise congressuale ha provveduto ad eleggere i componenti del Direttivo Provinciale, i membri del Collegio dei Revisori dei Conti e della Commissione di Garanzia.

Sono stati inoltre eletti i componenti della delegazione di Modena al Congresso Regionale del PSI che si terrà a Bologna il prossimo 2 ottobre. Oltre a Orlando Giovanni Franco e Sgarbi Luciano (già delegati di diritto al Congresso regionale), sono stati eletti delegati al congresso regionale la stessa neosegretaria Graziella Giovannini, Mario Cardone e Paolo Cristoni.

Dopo il Congresso Regionale il nuovo Direttivo Provinciale verrà convocato dalla Segretaria Graziella Giovannini per la nomina della Segreteria Provinciale e l’organizzazione dei gruppi di lavoro.

 

Ufficio Stampa PSI




Federazione Provinciale di Modena - Via Allegri n. 207 – 41124 Modena

tel e fax 059/34.62.17 – e mail: Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo

www.partitosocialista.modena.it


 
VERBALE 4° CONGRESSO PROVINCIALE PSI PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
mercoledì 28 settembre 2016

4° CONGRESSO PROVINCIALE SOCIALISTA


VERBALE ASSEMBLEA CONGRESSUALE FEDERAZIONE DI MODENA



Il giorno 25 Settembre 2016 alle ore 9,00 presso la Sala riunioni della Federazione Provinciale PSI di Modena – Via Allegri n. 207, a seguito di regolare convocazione degli iscritti (come da norme congressuali relative alla composizione della platea congressuale gli iscritti nel biennio 2014/2015) pari a numero 54 iscritti aventi diritto al voto, si è riunita l'Assemblea Congressuale provinciale di Modena per l'elezione del Segretario e degli organi provinciali e l'elezione dei 5 Delegati di cui 2 già eletti di diritto al Congresso Regionale, alla presenza di n. 30 iscritti.

Assume la presidenza dell'Assemblea congressuale Enrico CORSINI, a Segretario per la redazione del verbale viene chiamato Andrea RUINI.

La Commissione Verifica Poteri viene confermata all'unanimità dalla platea congressuale nelle persone di Enrico Corsini e Novello Federzoni.

Alle ore 10.00 il Presidente dell'Assemblea Congressuale dichiara ufficialmente l'apertura dei lavori; dopo la relazione del Segretario Provinciale uscente del PSI, Mario Cardone, alle 10.30 interviene la candidata alla Segreteria Graziella Giovannini con la presentazione del Documento Congressuale.

Alle ore 11,15 il Presidente dichiara aperto il dibattito e intervengono, in ordine di intervento:


Erio CARNEVALI, Giovanni Franco ORLANDO, Mauro VERONESI, Matteo GUALDI e Paolo CRISTONI.


Alle ore 12,00 il Presidente dichiara chiuso il dibattito e procede alle operazioni di voto con i seguenti esiti:


1) Proposta Elezione a Segretario della Candidata Graziella GIOVANNINI – UNAMITA'


2) Proposta Direttivo Provinciale – UNANIMITA'


3) Revisori dei Conti – UNANIMITA'


4) Commissione Provinciale Garanzia – UNANIMITA'


5) Delegati al Congresso Regionale : Giovannini Graziella, Mario Cardone e Paolo Cristoni – UNANIMITA'


6) Delegati di Diritto al Congresso Regionale: Giovanni Franco Orlando e Luciano Sgarbi.



F.to Il Presidente del Congresso

Enrico Corsini


F.to Il Segretario del Congresso

Andrea Ruini

Modena 25 Settembre 2016



Federazione Provinciale di Modena - Via Allegri n. 207 – 41124 Modena

tel e fax 059/34.62.17 – e mail: Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo

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DOCUMENTO A SOSTEGNO CANDIDATURA A SEGRETARIO PROVINCIALE PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
mercoledì 28 settembre 2016

 

 

SOCIALISTI

 

SEMPRE!










Documento a sostegno della Candidatura a Segretario Provinciale

di

Giovannini Graziella








SOCIALISTI SEMPRE


Rimanere ancora socialisti, per chi come noi lo è sempre stato anche nei momenti più difficili di questo travagliato passaggio dalla “Prima Repubblica” alla cosiddetta “Seconda Repubblica”, ormai tra l'altro al suo tramonto, è non solo una affermazione dettata da testardo orgoglio, ma è una necessità che nasce dalla consapevolezza che la nostra società ha ancora bisogno di noi.

Ne abbiamo bisogno noi, cittadine e cittadini di questo difficile terzo millennio e di socialismo vero, concreto e coerente ne hanno bisogno ancora i nostri figli e le generazioni future.

Noi non siamo perciò una comunità ristretta vocata alla testimonianza di un'epoca che fu, dedita ai ricordi nostalgici, cocciutamente ancorata ad un mondo passato e fissata a valori ormai superati, ma siamo e vogliamo essere sempre più e meglio che nel recente passato una comunità attenta a quanto sta accadendo, capace di resistere alla congiura “ad excludendum” che ha colpito i socialisti in questi ultimi lustri, capace di reinterpretare la società di oggi con i suoi vecchi e nuovi bisogni, capace di mettersi in gioco per offrire delle opportunità di militanza e di rappresentanza seria, concreta e proficua a cittadine e cittadini che credono in una società migliore di quella che stiamo vivendo.


Una società migliore

La società di oggi, per chi come noi che per esperienza o, se non altro per età anagrafica, ha la possibilità di fare dei confronti con il passato, è una società meno accogliente, meno inclusiva, più difficile per le categorie più deboli, più complicata per i giovani, ma anche per chi giovane non è e addirittura è anziano. E' una società in cui si accrescono e si moltiplicano le diseguaglianze e si affievoliscono le pari opportunità, quelle reali, non quelle formali che, anche se a fatica, vengono via via riconosciute.

Questo accade non solo in Italia e quindi anche a Modena, ma accade in buona parte dell'Europa e sicuramente in gran parte del Mondo.


Bisogno di sicurezza

Impegnarsi per costruire una società che dia più sicurezza ai propri cittadini, giovani e meno giovani, non vuol dire battersi per lo “status quo”, per garantire i diritti e le posizioni di rendita di chi si è ritagliato un posto più o meno comodo nella società, né per demotivare e deresponsabilizzare chi invece deve sapere mettersi in gioco e competere per dare il proprio contributo migliorando la società attraverso il proprio miglioramento e il proprio impegno.

Noi socialisti non siamo mai stati per un egualitarismo miope, abbiamo sempre associato al concetto di bisogno il concetto di merito: premiare i meritevoli, coloro che dedicandosi a se stessi contribuiscono a far progredire la società. Siano essi i lavoratori o gli imprenditori, gli studenti o i docenti, i commercianti ed artigiani o i liberi professionisti: quello che alla fine conta è la capacità di mettersi in gioco e di contribuire al progresso in una ottica non di sfruttamento dei più deboli ma di comunità che cerca di non lascia indietro nessuno.

Non possiamo oltretutto pensare che lo smantellamento dei diritti, la sistematica precarizzazione del lavoro, la frammentazione e marginalizzazione delle rappresentanze, l'affermarsi di un'idea del percorso formativo fatto di continue tappe e perciò estenuante, possa essere un modello degno e capace di far crescere meglio la nostra società.

In una società dove le garanzie si affievoliscono indiscriminatamente non vince chi è più meritevole ma chi è più forte, chi sfrutta di più, chi è più ingiusto e meno aperto.

E' questo il concetto di sicurezza che ci sta a cuore: dare a tutti una opportunità che nasce da percorsi reali di crescita, in cui il tempo e le risorse spese per formarsi siano effettiva ricchezza e passaporto per una vita professionale e lavorativa soddisfacente, in cui chi produce è parte attiva e rispettata e non passiva e sfruttata.

Non esistono delle leggi assolute che dicono che tra la necessità di salvaguardare le esigenze del mondo produttivo e delle aziende l'unica strada è quella di restringere e debilitare i diritti dei lavoratori.

Bisogno di sicurezza anche nei meccanismi della partecipazione alla vita civile.

Non esistono neanche delle leggi assolute che dicono che per salvaguardare l'efficienza delle Istituzioni l'unico passaggio sia quello di debilitare e ridurre gli strumenti di partecipazione e di democrazia.


Le riforme vere e le false riforme

In nome della semplificazione, della necessità di ridurre i costi della politica, della necessità di rendere più snelli e immediati i processi decisionali nelle nostre istituzioni stiamo assistendo progressivamente alla riduzione degli spazi di partecipazione e di democrazia.

Si è iniziato con il predicare il superamento dei Partiti, sentina di ogni male, per arrivare a svuotare di potere reale gli organi di rappresentanza (si pensi ai Consigli comunali di oggi) o per cancellare con un tratto di penna la governance di istituzioni territoriali: si pensi ad esempio alle Province che , decapitate per legge nei propri organi rappresentativi democraticamente eletti continuano a sopravvivere come apparati burocratici privi di guida e confusi nei propri compiti e nelle proprie prerogative.

Noi socialisti siamo stati i primi a parlare di riforme. L'abbiamo fatto quando negli anni '80 porre il tema della riforma dello Stato e dei suoi meccanismi decisionali era considerato quasi sovversivo. Lo facevamo però all'interno di un quadro consapevole, che teneva conto dell'insieme delle cose, che ancorava in modo chiaro ed ineludibile il diritto/dovere del buon governo al diritto dovere della salvaguardia dei meccanismi democratici.

C'era un quadro d'insieme in cui tutti gli aspetti venivano presi in considerazione e meditati in modo da favorire l'affermarsi di istituzioni più moderne, più efficienti ed efficaci ma che non limitavano i diritti di rappresentanza e non facevano diminuire gli spazi di democrazia.

Oggi non è così. Non è così da tempo. Il virus dello pseudo-riformismo “costi quel che costi”, del cambiamento fine a se stesso perché comunque aiuta ad acquistare consenso, a gettare fumo negli occhi dei cittadini, a muoversi con slogan accattivanti ma alla lunga deprimenti dilaga da tempo.

E produce danni.

Con il dilagare di questo pseudo-riformismo, dilagano il qualunquismo, la demagogia e il pressappochismo.


Vecchi e nuovi qualunquismi

Restituire dignità alla militanza politica è uno degli obiettivi che una classe politica seria dovrebbe porsi da subito.

Questo è un tema trasversale, né di destra né di sinistra, ma di tutti.

I Partiti (con la P maiuscola), con delle regole chiare, trasparenti e condivise, con sistemi di controllo interno ed esterno che limitino la corruzione e il malaffare, sono la struttura portante della democrazia.

Non esistono altri sistemi e chi ha pensato di sostituirli facendo finta di essere altro rispetto ad un Partito ha mentito, ha ingannato e ha provocato un danno grave alla democrazia.

Ha mentito la Lega, quella di Bossi prima e quella di Salvini oggi; ha mentito Forza Italia, sia quella di Berlusconi che quella del dopo-Berlusconi; ha mentito il PD, quello di Veltroni (il grande teorico del partito liquido) e quello anche di Bersani e Renzi con il partito delle primarie a cui partecipa chi vuole, basta che paghi uno o due euri.

Ha mentito e mente sempre di più il “Movimento 5 Stelle” che pensa che il web sia tutto e che si cambia l'Italia con facili slogan, con riunioni in streaming (ma solo quando conviene), con regole inesistenti o comunque applicabili caso per caso e a seconda della convenienza.

Il superamento dei Partiti è stata una iattura e non una fortuna. La crisi dei Partiti e la crisi della politica è uno dei problemi che abbiamo di fronte e a cui occorre mettere mano prima che sia troppo tardi.

Ci rendiamo conto di essere molto soli nel dire questo. Ma essere molto soli, non significa necessariamente avere torto. E l'essere molto soli, o comunque in pochi, non significa abdicare, rinunciare, sottomettersi al pensiero unico dominante.

La difficoltà di parlare con serietà dei problemi

Bisogna riuscire a riappropriarsi della serietà della politica anche perché i problemi che come cittadini ci troviamo ad affrontare sono drammaticamente seri.

Essere seri non significa essere seriosi. Occorre che anche nella pratica politica si migliori il modo di comunicare. Il che non vuol dire solo e soltanto sapere utilizzare il web e i social networks.

Non è solo lo strumento (almeno, non lo è più) che fa nuova la comunicazione, ma è la capacità di utilizzare gli strumenti nuovi per veicolare e far crescere delle buone idee.

In questo c'è un limite grande, immenso, dei cosiddetti nuovi comunicatori (per non parlare poi dei loro emuli in tono minore), i nuovi leader che spesso e volentieri confondono il mezzo con il contenuto e fatalmente sono destinati a perdere precipitosamente consenso così come altrettanto velocemente lo hanno conquistato.

Il problema è che in queste rapide ascese e altrettante rapide cadute non ci sono solo i destini di alcuni protagonisti della politica ma la storia e i destini di interi popoli e l'interesse stesso dei cittadini per la politica.

Uno dei grandi problemi che oggi abbiamo è il calo inarrestabile e per alcuni versi spaventoso di partecipazione al voto. Cresce sempre di più la fetta di persone che non si sentono rappresentate da nessuno; molti, anche in territori tradizionalmente attenti e impegnati come i nostri, non vanno neanche alle urne perché non hanno più fiducia nella politica in sé e non a questo o quel rappresentante o a questo o quel partito.

E' questo un elemento patologico della nostra democrazia che deve far riflettere perché è in questo ambito che una buona politica, una “seria” politica può riconquistare diritto di cittadinanza e consensi anche inaspettati.

In questo ambito, assieme agli spazi che possono crearsi per le contraddizioni altrui, ci può essere la possibilità per un recupero di un ruolo dei socialisti che ponga fine alla marginalizzazione di questi ultimi anni.


Come uscire dalla marginalizzazione politica

Le parole “socialismo” e “socialisti” sono state in questi ultimi venti anni e più criminalizzate e marchiate di infamia.

E' questo un fenomeno persino culturale, ormai, più che politico.

E davanti a qualcosa che si è radicato e sedimentato in modo così forte è oggettivamente difficile invertire la tendenza e ridare il giusto significato a termini e a parole che hanno contribuito in epoche diverse a migliorare le nostre società e far crescere i diritti e le libertà

Accanto a questo fenomeno persino “culturale” c'è la volontà di impedire in modo quasi scientifico che qualcosa di socialista possa risorgere, possa ritornare a splendere e a produrre le tante cose positive che è ancora in grado di produrre.

Non è facile. C'è ancora diffuso nelle classi dirigenti di questo Paese, sia nel mondo della comunicazione che in quello economico oltre che in quello politico la volontà di silenziare, di spegnere, di marginalizzare chi si chiama e si identifica come socialista.

Per superare tutto questo, per rimediare ai danni, lo sapevamo da subito, non sarà sufficiente una sola generazione.

Ma non può neanche passare il messaggio che si può consentire di mettere una pietra tombale sopra il socialismo.

Uno dei più seri avversari di Hillary Clinton nella corsa alla nomination dei Democratici per le elezioni presidenziali, Bernie Sanders, ha preso voti e raccolto consensi con parole e idee che sono assolutamente in linea con le idee e i valori socialisti. E di questi valori e di queste idee Sanders se n'è fatto bandiera.

Non può perciò passare il messaggio che, mentre in alcuni altri Paesi del mondo queste idee trovano legittime opportunità, qui in Italia questo non è possibile.

A dire il vero anche qui in Italia, c'è chi, come il PD, ha cominciato a fare dei passi verso questa strada. L'ingresso nel PSE fatto da Renzi (e non da D'Alema, o Veltroni o lo stesso Bersani) è un fatto non secondario e di grande importanza.

E' altrettanto un fatto però che il nome qui in Italia, di questa formazione che entra nel Partito del Socialismo Europeo resta sempre altro rispetto a quello socialista.

Non è un problema solo nominalistico. Accanto e dietro ai nomi che si prendono e si decide di non prendere c'è la sostanza

Al di là dei nomi, che sono importanti, occorre che ci sia anche la sostanza di idee e di valori socialisti che devono essere portati avanti nelle nostre realtà.


Le grandi crisi e le nuove sfide

C'è una crisi economica, o meglio una mancanza di crescita economica, che non può non spaventare e che richiede interventi seri e di lunga portata e non contentini propagandistici per prendere qualche voto in più.

C'è accanto alla crisi economica una crisi sociale che vede aumentare il numero di persone che scivolano nelle fasce della povertà e che devono rinunciare, per indigenza, a diritti fondamentali come è quello di poter curarsi dalle malattie, istruire i propri figli, avere una propria casa.

C'è una crisi del lavoro che fa sì che le percentuali di disoccupati tra i giovani e tra gli adulti che hanno perso il lavoro si attestino si percentuali a due cifre.

C'è una crisi dell'idea di Europa che, con l'uscita della Gran Bretagna, la riproposizione di muri che pensavamo abbattuti per sempre,, la crescita di forze politiche dichiaratamente antieuropee e nazionaliste, sta riportando drammaticamente indietro le lancette della storia.

C'è il terrorismo brutale del fanatismo islamico che colpisce direttamente nel cuore delle società occidentali (da Parigi, a Bruxelles alle altre città dove ci sono stati in questi ultimi anni attentati sanguinosi) e fa crescere le paure e fomenta i sentimenti di rabbia e di razzismo minando alla base l'ideale di una società multiculturale capace di integrare e non di contrapporre.

C'è il tema connesso della grande immigrazione, dello spostamento di tantissime persone dai Paesi più poveri o devastati dalle guerre verso i nostri territori e nelle nostre città: un fenomeno non contingente, purtroppo, ma duraturo e che non può essere risolto a colpi di slogan o con le dinamiche della politica di piccolo cabotaggio, ma necessita di politiche serie, attente e di grande visione.


Da dove ripartire, a Modena

Tutte queste crisi e tutte queste sfide fanno parte del nostro vissuto quotidiano anche nella nostra piccola grande Modena, una città che da molto tempo ormai è al centro e non alla periferia di ciò che avviene in Italia, in Europa e nel Mondo.

A volte non si ha sufficiente consapevolezza di questo abituati, come spesso siamo, ad un vivere di piccole storie, di piccole cose, di dimensioni tutto sommato “a misura d'uomo”.

E invece anche per Modena in questi anni molto è cambiato con ciò che ogni cambiamento può comportare sia in senso positivo che in senso negativo.

Modena ha conosciuto e continua a conoscere una crisi che morde molto più di quanto accadesse in passato; il tessuto produttivo fatto di piccole e medie imprese e di cooperative ha conosciuto e sta vivendo ancora delle difficoltà solo in parte temperate dalla capacità di esportare all'estero in alcuni settori; da una disoccupazione quasi fisiologica siamo passati anche a Modena a tassi di disoccupazione, soprattutto giovanile, preoccupanti; Modena è da tempo una società multiculturale con una presenza significativa di stranieri; le risorse anche pubbliche per far fronte alle politiche sociali sono sempre più ridotte e pongono in modo stringente la necessità di interventi volti a ridefinire la spesa; gli investimenti sulle città negli ultimi anni hanno subito un calo fortissimo con tutto quello che ne consegue in termini di sviluppo.

Modena conserva ancora una voglia di fare, di intraprendere, di affrontare i problemi che è la vera ricchezza e il vero valore aggiunto di questi territori.

Come socialisti, in questi anni abbiamo dato il nostro contributo, laddove le condizioni politiche ce lo hanno permesso: in alcuni Comuni del territorio, laddove avevamo delle rappresentanze nei Consigli comunali, nello stesso Comune capoluogo quando abbiamo avuto la possibilità di svolgere un ruolo diretto all'interno dell'Amministrazione.

Abbiamo cercato, a volte riuscendoci, a volte riuscendoci un po' meno, a dare un contributo di idee e di proposte nel confronto con gli altri Partiti a partire dal Partito Democratico e nelle diverse maggioranze in cui avevamo la possibilità di esserci per la presenza di compagni impegnati in prima persona.

Nelle ultime campagne elettorali amministrative, sia quella generale del 2014 che in quella parziale di pochi mesi fa, siamo riusciti comunque a dare qualche segnale di presenza riuscendo a presentare delle liste che hanno avuto qualche buon risultato. La stessa campagna elettorale delle ultime elezioni regionali ha visto un impegno e un risultato tutto sommato positivo vista la situazione di partenza.

Nonostante tutto questo è tuttavia evidente che per poter ripartire come socialisti a Modena, e non solo, è necessario un forte cambio di passo rispetto al passato recente.

Un cambio di passo certamente politico ma anche organizzativo.

Occorre che venga ripreso in modo più continuativo e capillare il rapporto con i territori dove compagni socialisti ancora presenti e ancora disponibili a impegnarsi ci sono e vanno ricontattati e rimotivati.

Occorre che le iniziative dei socialisti, le proprie battaglie, sia quelle nazionali che quelle più locali, trovino una maggiore visibilità e coinvolgano più attivamente iscritti e simpatizzanti.

E' necessario migliorare significativamente la campagna di adesione al Partito anche perché senza iscritti si finisce per rappresentare se stessi e pensare di poter competere nei diversi appuntamenti elettorali senza poter contare sulla presenza attiva di compagni iscritti e simpatizzanti diventa alla lunga proibitivo.

Occorre ricostruire degli organi provinciali snelli e capaci di organizzare in modo continuativo, anche attraverso la costituzione di gruppi di lavoro, delle proposte e delle iniziative capaci di far conoscere e attrarre il consenso per il nostro Partito.

Occorre infine che chi si candida alla Segreteria Provinciale, essendo pienamente consapevole del grande onore ma dei grandissimi oneri che ciò comporta, non venga lasciata sola ma venga seriamente coadiuvata per la costruzione di un gruppo di compagne e compagni capaci di ridare energia e vitalità al nostro Partito.

Questa è la sfida dei prossimi mesi e dei prossimi anni se vogliamo che l'affermazione “socialisti sempre” sia una affermazione seria e capace di produrre risultati e non invece un semplice sfogo di chi è stato e pensa di poter in cuor suo continuare ad essere anche se fuori, tra la gente, non si è più.

Sulla base di queste considerazioni in virtù dei principi sopra esposti; della conoscenza della realtà provinciale e della consapevolezza sulle azioni del glorioso Partito Socialista, propongo alle compagne e ai compagni la mia candidatura alla Segreteria Provinciale PSI.

Spero, nell'apporto generoso e sincero dei socialisti modenesi.



Sottoscritto da:


Orlando Giovanni Franco, Cristoni Paolo, Cavani Adeodato, Cordisco Paolo, Cristoni Soemia, Sgarbi Luciano, Mario Cardone, Andrea Ruini, Bruno Villella, Luca Zaccarelli, Sergio Capone.


Ultimo aggiornamento ( mercoledì 28 settembre 2016 )
 
Convocato il 4° Congresso Provinciale PSI PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
martedì 20 settembre 2016

Modena, 19 Settembre 2016

Agli Iscritti della Federazione

Provinciale di Modena



Cara /o Compagna/o,


sei invitata/o a partecipare al 4° Congresso Provinciale della Federazione PSI di Modena che si svolgerà


DOMENICA 25 SETTEMBRE 2016 ORE 9.00

presso la Sala Riunioni della Federazione Provinciale PSI

Via A. Allegri 207 – Modena


L'Assise Congressuale avrà il seguente programma


ORE 9,00 Apertura Congresso

ORE 9,15 Elezione della Commissione Verifica Poteri e del suo Presidente

ORE 9,30 Relazione del Segretario Provinciale Mario Cardone

ORE 10,00 Presentazione dei Documenti per le Candidature a Segretario Provinciale

ORE 10,30 Dibattito

ORE 11,30 Conclusioni


A termine delle conclusioni, si procederà alle votazioni per l'elezione del Segretario Provinciale, del Direttivo Provinciale e dei Delegati al Congresso Regionale .



Le candidature a Segretario Provinciale del PSI, vanno presentate alla Commissione Provinciale Congressuale entro il 22 Settembre p.v. alle ore 12,00


Data l'importanza degli adempimenti previsti contiamo sulla presenza e puntualità.


Cordiali saluti


Firmato


Enrico Corsini

Presidente Commissione Provinciale di Garanzia

L'originale è depositato presso la Segreteria


Federazione Provinciale di Modena - Via Allegri n. 207 – 41124 Modena

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Aperta la fase congressuale PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
martedì 20 settembre 2016

NORME PARTICOLARI PER I CONGRESSI PROVINCIALI

I congressi di Federazione si svolgono, preferibilmente, con una unica assemblea generale degli iscritti, ovvero tramite assemblee di sezione e/o di zona, che invieranno delegati al congresso provinciale/territoriale, in numero proporzionale ai rispettivi iscritti 2014/2015.

In questo ultimo caso – in conformità alle norme generali - ogni delegato potrà delegare un altro delegato e, al congresso provinciale/territoriale, i delegati – presenti o per delega – adempiranno a tutti gli atti propri dell’assemblea generale degli iscritti e, in particolare:

  • elezione dei delegati suppletivi – vedi ALLEGATO A - a quelli del congresso di Salerno spettanti alla singola Federazione

  • approvazione di documenti e/o ordini del giorno, così come definiti nelle norme generali

  • elezione degli organi di Federazione (il segretario, il Tesoriere, il Consiglio provinciale, la Commissione Provinciale di Garanzia e, eventualmente, il Collegio dei Revisori dei Conti)

Nell’elezione dei delegati suppletivi è ammesso il voto palese, purché il congresso si esprima favorevolmente, in conformità a quanto stabilito in proposito dalle norme generali.

I congressi di Federazione non votano per i candidati alla segreteria regionale, in quanto la presentazione e la votazione dei candidati a quella segreteria è altrimenti regolata e – come da regolamento generale - riservata alle procedure esclusive del congresso regionale.

Nei congressi di Federazione celebrati con l’assemblea generale degli iscritti non sono ammesse deleghe.

Il congresso regionale adotterà le necessarie modifiche al proprio statuto per regolare ex novo l’istituzione della città metropolitana come facente parte dell’articolazione territoriale della Federazione Regionale del PSI dell’Emilia Romagna. Questa modifica, come le altre eventuali, sarà tempestivamente trasmessa alla Commissione Nazionale di Garanzia, che ha – statutariamente - 30 giorni di tempo al fine di sancirne la coerenza e la compatibilità con lo statuto nazionale del Partito, ovvero di formulare rilievi ed osservazioni. Il regionale si adeguerà alle osservazioni ed ai rilievi eventuali della Commissione. Divenuta tale modifica statutaria esecutiva, le Federazioni interessate di Bologna e di Imola avranno, da quel momento, tre mesi di tempo per compiere, d’intesa tra loro, tutti gli atti necessari alla sua attuazione.



ALLEGATO
(in corsivo quanto tratto dai verbali delle commissioni congressuali nazionale e regionale)

Preso atto dei dati forniti dall'ufficio Tesseramento del Partito si trasmette la Platea Congressuale relativa alla tua Regione che è costituita da n. 1.206 soggetti aventi diritto sulla base della propria iscrizione per gli anni 2014/2015.

Delegati al Congresso Nazionale per la Regione Emilia Romagna è di n. 40, ripartiti per le singole Province*:

- Bologna n. 10 + 15 = 25

- Ferrara n. 6 + 9 = 15

- Forlì n. 1 + 1,5 = 2,5 = 3

- Modena n. 2 + 3 = 5

- Parma n. 6 + 9 = 15

- Ravenna n. 3 + 4,5 = 7,5 = 7

- Reggio Emilia n. 8 + 12 = 20

- Rimini n. 1 + 1,5 = 2,5 = 3

- Imola n. 2 + 3 = 5

- Cesena n. 1 + 1,5 = 2,5 = 2

* lo schema di cui sopra contiene il numero dei delegati al congresso di Salerno (di diritto
gli stessi) e, di seguito, l’integrazione di una volta e mezzo quel numero, per determinare
i delegati suppletivi spettanti alla singola Federazione, infine la somma dei delegati al
congresso regionale; il primo e l’ultimo numero (delegati di Salerno, delegati totali spettanti
alla Federazione) sono in grassetto

NB. Franco Benaglia non era delegato dell’Emilia Romagna



















 
Sono passati quasi quarant’anni da quando i socialisti PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
sabato 30 luglio 2016

Sono passati quasi quarant’anni da quando i socialisti, con l'articolo di Bettino Craxi sulla "grande riforma delle istituzioni", aprirono il dibattito sulla riforma della Costituzione. Allora la nostra era una voce isolata, anche se già da allora era evidente la necessità di correggere la deriva assembleare in cui era caduto il nostro parlamentarismo. "La riforma costituzionale rientra nei poteri del Parlamento e la necessità di un bilancio e di una verifica storica è ormai fortemente sentita. Anche gli edifici più solidi e meglio costruiti, ed il nostro edificio costituzionale, ha dimostrato di esserlo", scriveva nel 1979 Bettino Craxi, "si misurano con il logorio del tempo. Le esperienze fatte e vissute possono qui dare la mano di una accorta revisione che ponga nelle migliori condizioni di funzionamento i fondamentali poteri dello Stato democratico, consolidi i diritti dei cittadini, favorisca il miglioramento delle relazioni sociali. Vi sono problemi che riguardano l’esercizio del potere legislativo, la stabilità e l’efficacia dell’esecutivo, il riadeguamento di istituti e di strutture amministrative alle nuove realtà ed alle nuove esigenze funzionali". Qualche anno dopo, il segretario socialista scriveva che "resistenze conservatrici si sono riaffacciate e si riaffacciano nella vita politica nazionale ogni qual volta vengono posti i temi del rinnovamento. Che la situazione italiana soffra di un mancato adeguamento della vita istituzionale alle esigenze proprie di quella che è stata definita «una democrazia governante», ed ai problemi nuovi posti dalla complessità crescente della moderna società industriale, giunta in Italia al suo stadio maturo, risulta evidente da molti anni. Alla richiesta volta alle forze politiche di applicarsi ad individuare ed attuare le linee di una «grande riforma» delle istituzioni" si era reagito, scriveva Craxi, con "un polverone di sordità, incomprensioni, deliberati equivoci, ingiustificati allarmi. «La Costituzione non si tocca», è stata la parola d’ordine dei conservatori, in questo caso di vario colore, che ha finito con il sopravanzare le diverse sensibilità che pure emergevano nel mondo politico e la rinnovata attenzione di circoli intellettuali di studiosi e di esperti".

In seguito i socialisti proposero anche, sulla scia di quanto sostenuto alla Costituente da Piero Calamandrei, di mutare radicalmente la forma di governo in senso presidenzialista, una proposta che non venne accettata. Ma molti concordarono sull’opportunità di rafforzare l’esecutivo e di semplificare il procedimento legislativo, anche sull’esempio di altre democrazie europee che pure avevano adottato la forma di governo parlamentare.

Poi le vicende dei primi anni ‘90 fecero sì che si operasse una cesura nella continuità del sistema politico, e alla crisi del sistema si rispose con una semplice riforma elettorale, prescindendo dalla pur necessaria revisione della Costituzione: ed avere limitato la riforma istituzionale alla sola legge elettorale è fra le cause non ultime della crisi politica che stiamo vivendo.

A sanare questo vizio d’origine del nuovo sistema politico, del resto, non sono serviti neanche i velleitari tentativi di mutare la forma di Stato in senso federalista: e fra i meriti della riforma che verrà sottoposta a referendum c'è la correzione del sistema di "competenza concorrente" tra Stato e Regioni, e la attribuzione allo Stato di competenze sicuramente statali e non regionali. Portare nella legislazione nazionale il punto di vista delle Regioni, con il nuovo Senato che le rappresenta, varrà a superare conflitti di competenze che attualmente si affollano davanti alla Corte costituzionale, quando non sfociano addirittura, come è avvenuto di recente, nella convocazione di referendum popolari da parte delle Regioni contro lo Stato.

Quanto ai rapporti fra governo e Parlamento, non si può ignorare che oggi, benché il governo non sia così forte come in altri paesi, il Parlamento è sempre più debole: mentre solo regolando con maggiore chiarezza gli equilibri fra le due istituzioni c'è la possibilità che entrambe si rafforzino, e una regolamentazione più rigorosa dell'uso del voto di fiducia può impedirne l'abuso, perchè i governi, di fronte alle lungaggini del procedimento legislativo, hanno molto spesso usato lo strumento del voto di fiducia che strozza il dibattito parlamentare, e che ora nei confronti di una delle due non potrà essere usato, a fronte di obiezioni di merito fondate e sostenute da adeguato consenso. E' vero che in Italia vengono approvate ogni anno molte leggi, ma se si guarda al loro contenuto, si può vedere che si tratta spesso di leggi di minore importanza, mentre le leggi di primaria importanza attendono anni prima di essere approvate. Tra le cause di questi ritardi c'è anche il sistema, unico tra le grandi democrazie europee. di un bicameralismo paritario, con due camere elette nello stesso modo, che fanno le stesse cose, che devono concordare su un identico testo perchè si arrivi alla approvazione di una legge.

Non ci sfugge, peraltro, che il testo che verrà sottoposto al giudizio degli elettori non risolve tutti i problemi, e presume anzi ulteriori interventi di adeguamento dell’edificio costituzionale. Ed è auspicabile che essi prendano corpo in un contesto meno condizionato da opportunismi politici di cortissimo respiro come quelli che hanno caratterizzato negativamente l’iter parlamentare della legge di revisione costituzionale.

E’ anche per sanzionare lo sfrenato politicismo del variegato ed incoerente fronte degli oppositori, del resto, che  invitiamo gli elettori a votare Sì. Ma è soprattutto perché con questa riforma giunge ad un primo approdo un processo che avviammo noi socialisti quasi quarant'anni fa.



Andrea Ruini

Luca Zaccarelli

                                                                                                                                         

                                                                                                 Comitato dei Socialisti Modenesi per il


                                                                                                          al Referendum Costituzionale






Ultimo aggiornamento ( martedì 02 agosto 2016 )
 
LA PAZIENZA DEI SOCIALISTI SI E' ESAURITA PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
sabato 30 luglio 2016

BASTA. A Modena come a Roma la pazienza dei socialisti si è esaurita.

Sul piano politico non crediamo che la permanente altalena fra gli aut aut di SEL e le esternazioni di Dalema portino sulla strada maestra del riformismo: sul piano del governo il rapporto fra minoranza del

PD (con tutto rispetto di Speranza) e gli angioletti di CL non rafforzano di certo né l'azione né la revisione progettuale di cui si sente il bisogno per il passo in più del governo. E sul piano europeo la richiesta del Segretario – Vice Ministro Nencini ai leader socialisti europei di un summit programmatico dovrebbe avere una sponda dal Presidente del Consiglio che pure è membro della sinistra europea.

Ma il riformismo, quello vero chiede spazio e deve essere supportato in prima pagina perchè è da esso, che può partire la ripresa.

Umiltà, rapporto con la gente, esaltazione del merito, appoggio al bisogno, rigore nelle scelte cambio generazionale da cui non recedere, durezza e fermezza nella difesa dello stato di diritto, lotta contro la decadenza morale e materiale nello Stato ad ogni livello, meno conferenze e più fatti anche nella società dell'immagine caratteristiche che non albergano nell'attuale governo.

Anche a Modena questo basta! Suona limpido e tranquillo scevro di polemica ma lasciando parlare i fatti e purtroppo i comportamenti.

A parte i buoni rapporti con alcuni amministratori vige ancora nel PD (ex comunisti ed ex democristiani) una convention ad excludendum verso i socialisti sia quando vincono che quando perdono.

Nel primo caso ti ignorano, nel secondo applicano la tecnica del “Paguro Bernardo” cercando di venire ad occupare stanze non proprie.

Le elezioni amministrative appena concluse sono lì a dimostrare la teoria sovra esposta: avevamo detto che il centro sinistra ha futuro se recupera il patrimonio di idee dei socialisti riqualificando la sinistra verso il riformismo autentico. Politicamente e programmaticamente si persegue il contrario facendo della politica politicante in continuo litigio con successive mediazioni con SEL.

Sulla scuola, sulla cultura, nello sport sulla sanità, sull'urbanistica abbiamo esposto proposte e indicazioni nel merito del programma con Assessori che non hanno tempo e voglia di confrontarsi con noi, né interesse alle nostre idee nè ci coinvolgono.

La presenza nei quartieri è stata vista e organizzata fra il PD e le minoranze con il bilancino dei numeri elettorali anche se si poteva allargare a tutta la maggioranza.

Non menzioniamo la questione della nomina negli Enti che prima con bandi, poi nella ricerca verso le professioni non si è nemmeno tentato un coinvolgimento della maggioranza: comportamento legittimo, lecito e politicamente corretto, ma non perseguito.

Vige un'idea di maggioranza buona per fare il 51% e non per la gestione corretta e pluralista che servirebbe a svelenire il confronto e presentare alla città un PD pigliatutto.

Ad essere corretti val la pena di dire che criticano Renzi per fare peggio a Modena.

L'ultima azione sulla CCIA è fin troppo difficile da digerire in termini di lungimiranza politica. La colpa certamente non è del partito ma dell'insieme delle associazioni, sindacati compresei.

Questa è cecità politica, spregio delle Istituzioni e consociativismo di affari, è l'esatto contrario della novità che economia di mercato, civiltà globale reclamano.

I socialisti anche in questo caso avevano presentato proposte precise.

Bene: prendiamo atto. Ribadiamo un “basta!”che non è aventino né uscita dal campo.

La coalizione (ovunque sia) ha per noi un'altra interpretazione: è discussione, gestione e azione in cui tutti vengono chiamati a dare il contributo con incarichi pari al loro apporto politico.

Questo non c'è stato: pur tuttavia ci consideriamo responsabili perchè non è uscito il nostro puntuale ma fermo dissenso: i giornali ignorano anche nei pastoni.

Non siamo né ciechi, né sordi, né muti.

Se a settembre non avremo risposte soddisfacenti ci sentiremo liberi di prendere le iniziative politico-amministrative adeguate anche in dissenso dalla gente di centro sinistra che non considerano il nosto parere.

I fatti antichi di Serramazzoni utilizzati per eliminare i socialisti poi dimostratesi bufale; la vicenda di Finale Emilia più recente dove è stata dimostrata la nostra "classe" politica debbono far riflettere quei dirigenti PD che vogliono davvero una sinistra plurale e di governo per il paese.

Fra settembre e ottobre vedremo quali segnali verranno dati



                                                                            Paolo Cristoni


                                                                      Direzione Nazionale PSI

 
Zona Franca Urbana nella bassa modenese ed aiuto alle Banche PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
venerdì 15 luglio 2016

Zona Franca Urbana nella bassa modenese ed aiuto alle Banche



Qualcuno si chiederà , cosa c’entra la ZFU e gli aiuti richiesti dalle Banche ? …....c’entra e come ! Nell’agosto 2015, dopo aspra battaglia, condotta da noi socialisti, da associazioni imprenditoriali e professionali, non ci credeva neanche l’apparato politico Regionale, fu istituita una Zona Franca Urbana nei territori colpiti dal terremoto del maggio 2012 e dall’alluvione del gennaio 2013.

Si fece tanta fatica per far capire a quelli della Regione ,ma anche a quelli della Commissione Europea , l’importanza del provvedimento teso a dare ossigeno e risollevare l’economia di quei territori.

Fatto il primo passo è intervenuta la burocrazia .

Nessuno ricorda che i Comuni hanno dovuto delimitare le zone franche sulla base del Codice della Strada.

Di fatto, sembra una barzelletta ma secondo qualcuno il terremoto ha colpito solo i centri storici……al di fuori la terra non si è mossa.

Che dire del mancato beneficio per il pagamento dei contributi previdenziali, previsto per le altre Zone Franche Urbane italiane e non per quella Emiliana –Romagnola.

Le Banche un grande contributo non lo hanno dato, questo lo sanno tutti ma non si dice.

Allora sconcerta, la forza, l’abnegazione, la determinazione e l’impegno di qualche forza politica per superare i paletti imposti dall’Europa relativi agli aiuti di Stato.

Vogliono far pagare al contribuente le allegre politiche del credito facile agli amici ed ora sono piene di “ sofferenze “ .

Anche a Modena abbiamo degli esempi di scuola nel sistema bancario locale ma il muro di gomma funziona a dovere !



                                                                                                             Mario Cardone

                                                                                           Segretario Provinciale PSI Modena

 
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