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RELAZIONE INTRODUTTIVA DEL SEGRETARIO PROVINCIALE GIOVANNI FRANCO ORLANDO ALL'ASSEMBLEA CONGRESSUALE PROVINCIALE PER IL CONGRESSO NAZIONALE DI PERUGIA
Care compagne e cari compagni, con questa Assemblea Provinciale (così come sta accadendo in queste settimane in molte altre realtà provinciali della nostra regione e del nostro Paese) ci avviamo – sulla base delle indicazioni proposte e delineate dagli organismi nazionali del nostro Partito – ad un percorso che da qui a poche settimane vedrà i socialisti riuniti a Perugia per il 2° Congresso del Partito Socialista Italiano. Perugia dopo Montecatini Terme, Perugia a distanza di esattamente 2 anni dal primo Congresso del ricostituito Partito Socialista Italiano. Ricordo che in quel Congresso (sono passati solo due anni ma sembra che ne siano passati molti ma molti di più), in quel Congresso in cui eleggemmo a nostro Segretario Nazionale Riccardo Nencini e provvedemmo ad un importante rinnovo anche del gruppo dirigente nazionale, eravamo giunti dopo la cocente sconfitta delle elezioni politiche del 2008, quando decidemmo con il nostro allora Segretario Nazionale Enrico Boselli, di correre da soli, con il nostro simbolo e i nostri candidati, a fronte dell'indisponibilità veltroniana di riconoscere ai socialisti la possibilità (per altri versi riconosciuta invece all'Italia dei Valori di Di Pietro e ai Radicali di Emma Bonino e di Pannella) di correre – con riconoscibile identità - in una unica coalizione. Ricordo che l'autosufficienza veltroniana ha in quella occasione portato alla sconfitta del centrosinistra, al rafforzamento del centrodestra, all'irrobustimento (nella sconfitta del centrosinistra) dell'Italia dei Valori, all'estromissione dal Parlamento Italiano non solo di noi ma anche di buona parte delle forze politiche del centrosinistra che non riuscirono a raggiungere la soglia necessaria per poter contare su una propria rappresentanza parlamentare. Lo stesso schema si è ripetuto, con altre situazioni e con la logica ferrea dell'introduzione della soglia di sbarramento nel 2009 con le ultime elezione europee: anche qui il risultato è stato quello di indebolire il centrosinistra, rafforzare il centrodestra e il Governo berlusconiano, uccidere le forze politiche minori che sono state ridotte a forze extra-parlamentari. Infine le recenti elezioni regionali che, al di là di alcune situazioni positive in alcune realtà, hanno registrato un sostanziale arretramento del centrosinistra anche laddove (vedi ad esempio la nostra regione) si è riusciti a vincere. Anche le regionali sono state vinte dal Centodestra, si sono consegnate importanti regioni del nostro Paese a governatori del centrodestra e, laddove si è votato per Comuni o Provincie, il risultato non è stato purtroppo nel complesso favorevole al centrosinistra. Ricordo questi passaggi, e lo faccio in modo veloce e senza l'intento di voler essere esauriente dal punto di vista analitico, perché è bene che nella nostra prospettiva del Congresso Nazionale di Perugia e ancor più nel percorso congressuale organizzativo che dovremo affrontare dopo la pausa estiva, a partire da ottobre, nei territori, nelle Federazioni provinciali e nei Comitati regionali, abbiamo ben presente il quadro difficoltoso in cui siamo chiamati ad agire e le asperità che hanno contrassegnato anche la nostra storia recente e recentissima e che ha seminato, è inutile nasconderlo, anche molta delusione, scoramento e qualche perplessità tra i nostri iscritti e tra gli stessi quadri dirigenti. Io sono uno di quelli che avrebbe preferito (l'ho detto sia a livello regionale nelle riunione del Coordinamento dei Segretari Provinciali che nelle diverse sedi di livello nazionale a cui ho avuto l'occasione recentemente di partecipare) un percorso congressuale diverso da quello che stiamo svolgendo: penso che data la situazione particolare in cui viviamo nelle diverse realtà un Congresso del nostro Partito che partisse dal basso, con congressi organizzativi provinciali e poi regionali e infine nazionale avrebbe avuto più senso e avrebbe consentito di sentire meglio il polso di un Partito che mai come oggi ha bisogno di relazionarsi con la base dei propri iscritti e, attraverso un libero confronto, individuare la strada migliore per il rilancio della nostra presenza nella politica del nostro Paese. Si è deciso di fare altrimenti. Si è deciso di celebrare un Congresso Nazionale unitario, con una unica mozione accompagnata da due documenti integrativi, che consenta di promuovere un dibattito più rivolto all'esterno che all'interno, rinviando ai prossimi mesi i congressi locali, sia di livello provinciale che regionale. La “politique d'abord” diceva qualcuno, “prima la politica”, quella alta, che ci consenta di parlare dei problemi del Paese e di portare il nostro contributo: gli aspetti organizzativi, le battaglie di posizione per la rappresentanza negli organismi interni del Partito, la soluzione delle problematiche che in tante realtà (e le vicende del nostro Partito a livello regionale e non solo regionale lo dimostrano) hanno portato a lacerazioni forti, a scontri pesanti, a interventi a gamba tesa, a provvedimenti spesso difficilmente comprensibili anche per gli stessi protagonisti di queste vicende, tutto questo lo vedremo dopo, a bocce ferme. Non capisco, condivido fino ad un certo punto, ma mi adeguo: resto convinto che un sano confronto congressuale anche nelle realtà territoriali e a livello regionale avrebbe contribuito a fare chiarezza sui tanti equivoci e le tante situazioni poco comprensibili che abbiamo vissuto in particolare nella fase a cavallo delle ultime elezioni regionali. E a proposito dell'adeguarsi, faccio presente a questa Assemblea che – proprio con spirito costruttivo e non di parte – ho chiesto alla nuova consigliera regionale Rita Moriconi, di essere presente a questa Assemblea. Mi ha assicurato che la sua assenza non nasce da alcun tipo di preclusione ma invece da situazioni di gestione familiare che la giustificano comunque nella sua assenza. Ed ha comunque sinceramente ringraziato per l'invito. La ringrazio anche io, come ringrazio il compagno Francesco Castria, Segretario Provinciale di Parma, che ho invitato nella sua veste di esponente del Coordinamento Provvisorio Regionale che, assieme al Coordinamento dei Segretari Provinciali, sta gestendo questa fase della vita politica del partito a livello regionale in attesa del Congresso regionale e il compagno Giuseppe Potenza che è presente ai nostri lavori per presentare il contributo che i giovani socialisti hanno voluto dare al Congresso di Perugia chiedendo di firmare ed appoggiare un documento integrativo “Per il socialismo dei cittadini” che rappresenta la proposta di un patto generazionale tra donne e uomini che hanno a cuore le sorti del nostro Partito e che hanno intenzione di aprire alla possibilità di un ricambio generazionale nel nostro Partito. Entrambi interverranno nel nostro dibattito anche perché ritengo che questa serata, al di là degli adempimenti che sono previsti dalle norme congressuali e che ci devono portare a eleggere i delegati al Congresso Nazionale ed indicare la presenza modenese nel Consiglio Nazionale che verrà eletto dal Congresso Nazionale, debba caratterizzarsi come una opportunità per riprendere con più forza e con più convinzione il nostro cammino. Ricordavo all'inizio di questo mio intervento introduttivo che il Congresso che si celebrerà a Perugia è un Congresso su un'unica mozione, quella che ha come primo firmatario il nostro Segretario Nazionale Nencini, che ha raccolto il consenso della stragrande maggioranza del gruppo dirigente presente nel Consiglio Nazionale uscente. Il titolo della mozione che avrete avuto modo sicuramente di leggere nel sito del Partito è: ANTICIPARE IL FUTURO. Un titolo significativo, che è al tempo stesso una promessa ed un impegno. A dire il vero la forza dei socialisti in Italia come nel resto dell'Europa e del mondo è stata sempre quella di riuscire a vedere prima di altri quali erano i temi e i problemi che andavano messi sotto i riflettori per il bene comune dei cittadini. Giocare di anticipo per ottenere il consenso dei cittadini e vincere. E quando si vinceva, non si vinceva per se stessi ma si vinceva per tutti, per garantire un futuro migliore ai cittadini e non certo per fare gli interessi di pochi rispetto ai bisogni dei molti. C'è una grande difficoltà (tra le tante che ci troviamo ad affrontare in questa tormentata situazione di primo decennio del nuovo millennio). Come vincere quel sentimento di paura che attanaglia sempre più strati crescenti delle nostre popolazioni. Perché se è vero che la destra può vivere sull'onda delle paure come giustamente si dice nelle nostre tesi congressuali, sicuramente la sinistra può vincere solo se è capace di suscitare delle speranze. Occorre essere capaci di risuscitare speranze, di ritrovare vecchie e nuove energie, di rilanciare un “progetto Paese” accattivante. E' fuor di dubbio che siamo in una fase di crisi del sistema: crisi dal punto di vista sociale (mai come oggi la fascia delle vecchie e nuove povertà si allarga sempre di più vedendo precipitare in essa soggetti – individui e famiglie- che mai avrebbero pensato di arretrare in modo così repentino e drammatico come è accaduto in questi anni), economico (la crisi dei mercati finanziari senza un efficace sistema di controllo da parte dei governi ha determinato e continua a determinare situazioni ad alto rischio che possono compromettere sempre di più la sostenibilità e la vivibilità di intere comunità), culturale (l'appiattimento e l'omologazione diventa sempre più sconcertante e manca la capacità di creare quell'humus favorevole che in altre epoche ha consentito di creare le condizioni per una rinascita collettiva), politico (partiti personalistici, non solo a destra ma purtroppo anche a sinistra, fanno della demagogia e del populismo gli ingredienti fondanti del loro messaggio politico facendo perno su interessi di parte e non ponendosi la prospettiva del bene comune; scarsa rappresentanza e partecipazione nelle scelte e nelle decisioni, spinte gravi che tendono a minare le stesse ragioni dell'unità nazionale). Il messaggio becero diventa notizia e coagula consenso tra l'insostenibile leggerezza del Presidente, del Ministro o del deputato di turno e il solerte Portavoce che, a seconda dei responsi delle indagini demoscopiche, ritratta o rilancia le peggiori stupidaggini purché finalizzate a rafforzare la propria posizione in questa quotidiana e snervante guerra di posizione a cui assistiamo nel nostro Paese. Gli esempi sono così tanti e molteplici che mi pare perfino inutile qui richiamarli anche perché quotidianamente non smettiamo di stupirci aprendo i giornali o ascoltando i notiziari. E quello che sta accadendo nel nostro Paese riguarda anche la nostra realtà territoriale: mai come oggi Modena è purtroppo in sintonia con le problematiche e le difficoltà che si vivono su scala nazionale ed internazionale. La crisi morde anche qui, con l'aggravante che nella ricca ed opulenta emilia probabilmente non è neanche molto diffusa la capacità o la possibilità di “inventarsi” una strategia di sopravvivenza: essere indigenti a Modena o in una ex ricca città dell'Emilia diventa oggi ancor più drammatico di quanto accade in altre realtà perché si rischia di sentirsi ed essere molto più soli. Perché qui, fino a pochi anni fa difficilmente si poteva immaginare che la situazione sarebbe peggiorata così tanto e si è perciò anche molto meno preparati sia psicologicamente che materialmente ad affrontarla. I dati cominciano ad essere veramente allarmanti: solo per dirne alcuni evidenziati dalla Commissione Speciale istituita dal Comune di Modena e che sono stati discussi l'altro ieri in Consiglio Comunale: nel 2009 abbiamo avuto un calo del 24,2% delle assunzioni rispetto all'anno precedente; il tasso di disoccupazione è salito dal 3,3% al 5,2% e sale al 21,3% per i giovani con un + 8,3%. I lavoratori entrati in mobilità crescono del 117%. Le ore di cassa integrazione sono veramente allarmanti: + 1420 % di ordinaria, + 856% di straordinaria. Nell'industria manifatturiera il fatturato diminuisce del 19,6% e l'export fa segnare un – 25% con un impatto particolarmente grave su ceramica, meccanica e mezzi di trasporto. Triplicati i fallimenti, aumento (+22%) dei protesti, crescita dei pignoramenti immobiliari (+38%) e mobiliari (+23%); contemporaneo calo del 9% dei marchi e del 3,9% dei brevetti depositati. Sono dati che riguardano l'anno trascorso, ma alcuni dati anche di questo 2010 non sono del tutto confortanti e la ripresa, ripresina o ripresona che avremo, se l'avremo, rischia comunque di lasciare molti cadaveri sul campo. Ma non è solo la crisi economica che colpisce sempre di più famiglie e aziende. Anche qui, nel nostro territorio, cominciano a prevalere paure per quanto riguarda la tenuta sul fronte dell'ordine pubblico davanti anche ad una sempre minore presenza di risorse economiche ed umane dovute ai tagli fatti sulle forze di polizia; le politiche di integrazione rispetto alle popolazioni straniere presenti sul nostro territorio faticano sempre di più a fronte del generalizzato calo di risorse pubbliche. Lo stesso sistema degli Enti Locali con i tagli e le ristrettezze dei bilanci sempre meno potrà fare per supplire alle inefficienze e alla cattiva politica che viene svolta dal livello nazionale. E questo rischia di diventare l'ennesimo paradosso della politica italiana: si predica il federalismo, ma si pratica il centralismo; si depaupera la finanza locale e si fa pagare il dazio dell'impopolarità delle scelte e della difficoltà di intervenire ai Sindaci o ai Presidenti delle Regioni. Mentre l'ineffabile Berlusconi continua a governare con il consenso della maggioranza dei cittadini come se i problemi del nostro Paese sono di quelli che stanno all'opposizione e non certo di quelli che invece questo Paese lo governano ormai da quasi 3 lustri. Ma dire questo con forza purtroppo non basta. Non basta a livello nazionale, non basta a livello locale. I prossimi Stati Generali che si stanno avviando nella realtà di Modena non potranno e non dovranno essere una semplice analisi dei tanti problemi con connesse lamentele, ancorché fondate e giustificate, nei confronti dei livelli superiori della politica e di governo. Devono essere l'occasione di un vero confronto con tutta la società modenese e di proposte concrete per dare delle risposte ai problemi. In questo il nostro contributo come forza politica deve essere importante anche per quanto riguarda i contenuti delle proposte che possiamo e dobbiamo fare: sui temi dello sviluppo sostenibile, della tutela del territorio, sui temi di un welfare state da rivisitare, sui temi dei diritti primari dei giovani, della ricerca, della formazione e dell'innovazione tecnologica, sui temi del lavoro e degli investimenti infrastrutturali, sui temi dello sviluppo urbanistico e della vivibilità della nostra città, sugli investimenti nel settore culturale. La sfida amministrativa oggi è una sfida altamente politica perché c'è un quadro che sta cambiando molto e in modo molto veloce ed è necessario che a questo nuovo quadro la politica cominci a dare delle risposte vere e riconoscibili. Le nostre tesi congressuali, nella difficoltà del momento, pur ribadendo la critica nei confronti di altre forze politiche sia del Governo che dell'opposizione, richiamano alla necessità di porsi al centro delle nuove elaborazioni per costruire la fase costituente di una grande forza socialista e democratica. Questo è il nostro compito, questo è la prospettiva che viene indicata e che viene proposta come rinnovo di un nuovo patto fondativo tra i socialisti per rilanciare con costrutto e in modo incisivo la nostra presenza nei nostri territori, nel nostro Paese. Il tema delle riforme, il tema le lavoro, i diritti di terza generazione, il rilancio della laicità. Tutto questo all'interno di una cornice di autonomia come Partito che non può e non vuol dire isolamento; perché isolarsi vuol dire morire. Per non girarci attorno e per dire una parola dal mio punto di vista chiara rispetto a quello che ha covato sotto le ceneri in questi ultimi mesi, questo documento congressuale pone l'accento con forza sulla necessità di mantenere in vita un Partito che sia ancora un soggetto autonomo e padrone della propria storia e del proprio futuro. Chi si ritrova in questo documento congressuale ritiene che manca ancora – ancora e purtroppo - nel panorama politico italiano una forza autenticamente socialista, laica e libertaria che spinga i tanti socialisti di ammainare la propria gloriosa bandiera perché qualche altro soggetto è in grado di rappresentare meglio e con più efficacia i valori ed idee che per noi sono importanti e fondamentali. Non lo è questo Partito Democratico, nonostante gli sforzi di Pierluigi Bersani che si trova comunque a confrontarsi con un Partito che è frutto di una fusione a freddo e che non è riuscito e probabilmente non può far emergere con forza quella identità socialista che si misura sulle cose concrete e sulle battaglie precise e non sulle parole o sulle affermazioni di principio. Non lo è fino in fondo neanche “Sinistra e Libertà” e il suo leader Niki Vendola perché, al di là del “carisma” del suo leader, non si è riusciti né prima né dopo la comune esperienza elettorale delle elezioni europee del 2009 a creare un progetto veramente comune tra le diverse anime di questo ipotetico soggetto unitario che aveva l'ambizione di riunire le forze socialiste, ambientaliste e riformiste. Purtroppo nei fatti - e forse al di là della volontà degli stessi dirigenti nazionali di questo movimento - in questo caso non c'è stata neanche la fusione a freddo, ma tante, troppe contraddizioni e personalismi che non hanno consentito al progetto di decollare in modo convincente e coinvolgente, almeno per i socialisti. C'è anche la consapevolezza – e concludo questa mia introduzione- che non possiamo limitarci a dire cosa non ci piace ma che dobbiamo invece con forza cercare di fare la nostra parte facendo crescere il consenso attorno alle nostre proposte, ai nostri programmi, alle nostre iniziative. Non è stato facile nel recente passato (penso all'indifferenza dal punto di vista elettorale rispetto alle battaglie sui diritti civili e di libertà che abbiamo fatto in questi anni e che non hanno avuto quel premio che ci aspettavamo), non sarà facile nel futuro perché mezzi, uomini, strumenti ed idee sono tutti da rafforzare se non a volte totalmente da inventare. Ma se siamo qui e vogliamo continuare ad essere una comunità che non vuole limitarsi a guardare al passato, e non ha intenzione (per usare le parole del documento congressuale) di condividere un futuro, ma vuole esercitare (o comunque tentare) di esercitare una funzione insostituibile e fondamentale per costruire in anticipo qualcosa di nuovo per il futuro del nostro Paese, allora occorre veramente rimboccarsi le maniche. Non sarà facile; non è scontato. Ma – come tanti di noi hanno imparato a fare in questi anni – continueremo a provarci senza fare sconti a nessuno, né dentro né fuori da questo Partito. Concludo con un sincero ricordo di un compagno che ci ha recentemente lasciati. Un compagno che ha avuto un ruolo importante per il socialismo modenese proprio in quelle terre della Bassa modenese dove la storia socialista ha saputo esprimere persone e personaggi che hanno saputo entrare in sintonia con la gente, diventando interlocutori attenti e disponibili che hanno saputo lavorare per il bene comune. Poche settimane fa ci ha lasciato Alfonso “Bino” Terzi: le centinaia e centinaia di persone che erano presenti al suo estremo saluto valgono molto di più delle tante parole che si potrebbero dire in suo ricordo. Negli ultimi anni si era allontanato dalla politica attiva, questo, a dire il vero ancor prima della malattia che ha reso tribolati gli ultimi anni della sua esistenza. Nonostante la malattia, quando non tantissimo tempo fa, andammo a celebrare l'apertura della nuova sede di Finale Emilia, volle comunque esserci e ancora oggi mi rimane il ricordo del suo sorriso stanco e poi delle lacrime di commozione che rigarono il suo volto. Ecco, se un auspicio dovessi fare per noi socialisti, ricordando la generazione dei Bino Terzi, con tutti i loro pregi e difetti, ebbene l'auspicio sarebbe questo: riuscire ad essere come sono stati loro socialisti tra la gente e per la gente, rispettati anche da quelli che la pensavano diversamente perché comunque erano socialisti e socialista, per tutti era sinonimo di “galantuomo” e “gente per bene”. Buon lavoro a tutti noi.
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