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LETTERA APERTA AL SIGNOR SINDACO PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
gioved 14 maggio 2020

PARTITO SOCIALISTA ITALIANO                                           PARTITO REPUBBLICANO ITALIANO
Federazione Provinciale                                                              Consociazione Modenese

Lettera aperta al Signor Sindaco di Modena
Illustrissimo Signor Sindaco,
deve convenire che la “ vexata quaestio” relativa alle decisioni
adottate dall’ Amministrazione a proposito delle scuole dell’ infanzia, per quanto hanno espresso
diversi soggetti ed al di là delle assicurazioni che Ella, più volte, ha fornito attraverso la stampa,
lasciano tuttora sul campo – e soprattutto irrisolti - alcuni problemi.
In primo luogo quello relativo alla funzione stessa della scuola, proprio partendo dai nidi che
costituiscono – o dovrebbero costituire- il punto prioritario e di partenza di un importante e
fondamentale processo di istruzione.
Ci è infatti sembrato di cogliere una eccessiva preoccupazione per gli aspetti economici, sia per
l’ Amministrazione che per le famiglie, piuttosto che mantenere la prua ritta e ferma in direzione
della salvaguardia della qualità del servizio.
Come Ella ben sa – e come ha giustamente più volte ricordato – l’ esperienza della scuola a
Modena, a metà degli anni ’60, è stata davvero un’ eccellenza ed ha costituito un modello di
riferimento per altri, tanto è vero che Loris Malaguzzi, prima di trasferirsi a Reggio Emilia, ha
lavorato a Modena assieme a Sergio Neri.
Purtroppo oggi non è più così e spiace dover costatare che in questo anno in cui si celebra il
centenario di Gianni Rodari e si discute della valenza del rinnovamento della didattica, la realtà
modenese sia completamente sparita dalle cronache schiacciata, come un vaso di coccio, tra
Reggio e Bologna.
I riferimenti al passato non bastano per giustificare scelte che poi, nel tempo, hanno imboccato
direzioni opposte perché a Modena, come riferito dall’ allora Assessore Cavazza, si è privilegiato il
rapporto con le scuole private tanto è vero che già lo scorso anno il 60% dei bambini non
frequentava nidi del pubblico ed oltre il 20% degli scolari della primaria.
Sostenere poi che “la scuola privata garantisce a tutti i bambini pari opportunità”, come fece a suo
tempo l’ Assessore competente, ci pare, oltre che una forzatura, un vero e proprio falso ideologico
al pari di quella, davvero sorprendente, che “ in tal modo si costruisce una comunità più solidale,
giusta ed equa”.
Noi abbiamo sempre ritenuto che una società è forte se riesce a realizzare il pluralismo “nelle”
istituzioni e non “delle” istituzioni perché solo in tal modo si garantiscono davvero pari opportunità.
Fuori da questa dimensione esiste solo il concreto pericolo che si alimentino le diversità, invece di
contrastarle, e che il pubblico finisca per sostenere con il denaro di tutti, una platea di “clientes”
giustamente interessati più a realizzare un profitto piuttosto che a svolgere un servizio.
Perchè vede, Signor Sindaco, non è proprio vero che “un servizio è pubblico al di là di chi sia il
gestore” ed il caso dell’ istruzione è uno di questi.
Certo, se parliamo di esercizi commerciali o di taxi possiamo anche trovarci d’accordo ma se si
tratta di scuola il nostro pensiero è molto distante. Noi ribadiamo che, come sancisce la
Costituzione, l’ istruzione deve essere pubblica ed il privato, se vuole, può offrire un servizio
aggiuntivo e non sostitutivo. E, soprattutto, senza oneri per lo stato.
Orbene, abbiamo invece letto, e con qualche preoccupazione, le dichiarazioni di un importante
dirigente cooperativo che chiedeva a gran voce che “le scuole paritarie devono essere sostenute”
ed a questo punto è lecito chiedersi in quale modo e, soprattutto, con quali risorse.
Specialmente in considerazione di quanto lamentato dalla dirigente sindacale, Chiara Malagola, che
ha parlato di centinaia di licenziamenti mentre la dirigente dell’ Ufficio Scolastico Provinciale ha
affermato, senza mezzi termini, che dal prossimo autunno “ è a rischio il tempo pieno”.
In questo scenario, problematico e complesso, se davvero vogliamo “guardare il futuro con
l’ occhio rivolto al passato” – sempre per usare le Sue parole – e vogliamo ragionare assieme su
“cosa debba essere un servizio pubblico”, a nostro avviso occorre davvero fare riferimento alla
Carta anche perché, forse, non sono del tutto superati i tempi in cui qualcuno poteva arrischiarsi di
definire la pubblica istruzione come “un flagello”.
Per non dire dei molteplici casi delle varie “Public Utilities” che in questi anni si sono sostituite alle
aziende comunali o consortili ed i cui comportamenti sono stati oggetto dell’ultima battaglia
condotta da Stefano Rodotà.
Perché vede, Signor Sindaco, l’ impianto logico del Suo ragionamento sarebbe corretto: “ Nella
gestione indiretta il privato eroga il servizio ed il pubblico mantiene, se ci riesce, la “governance”,
preoccupandosi di “controllare e garantire gli stessi standards di sicurezza e qualità”, come ha
scritto in modo un po’ incauto ed affrettato un autorevole consigliere comunale.
Il problema centrale è proprio questo: come può il pubblico mantenere più governo del sistema se
continuamente persegue l’ obiettivo di uscire dalla gestione? Dove recupera le esperienze? Dove le
competenza e le professionalità? A quali dati farà riferimento se l’ unico strumento di controllo è
rappresentato dal centro unico di iscrizione?
L’ esperienza della sanità, che questa congiuntura ha messo a nudo drasticamente, dovrebbe
metterci in guardia dal pericolo di poter perdere oltre al momento dell’ erogazione del servizio
secondo i principi che hanno caratterizzato questa realtà per oltre mezzo secolo, anche le
determinanti funzioni del controllo e della programmazione.
Queste sono le considerazioni che ci inducono a ribadire che quello dell’ istruzione, per le sue
peculiarità, non può essere omologato a nessun altro servizio pubblico. Che la scuola, pur nelle
presenti difficoltà, non può essere trasformata in un ”parcheggio” per bambini ed adolescenti o,
comunque, sacrificata sull’ altare dell’ economia. Non è questa la sua funzione perché in tal modo
si finisce, oltre a scaricare i costi sul pubblico, per perpetrare lo stravolgimento del senso della
stessa istituzione. Nei paesi civili sono le aziende che si fanno carico di questo problema, non certo
la scuola. Del resto, anche a Modena, se non andiamo errati, vi sono esempi di questo tipo forti,
forse, della lontana esperienza del “baliato” della manifattura tabacchi.
Ci rendiamo perfettamente conto della difficoltà di tenere coesa una maggioranza che esprime
diverse sensibilità e culture ma ci siamo sentiti in dovere di farLe presenti queste nostre
considerazioni onde evitare che, in futuro, vi possano essere pericolose derive.
Non siamo così ottusi da rivendicare ostinatamente il motto “pacta sunt servanda” ma non ci piace
assolutamente che i programmi concordati possano essere definiti “carta straccia”.
Con il dovuto ossequio.
Paolo Cristoni
Paolo Ballestrazzi

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