DUE AGOSTO 1980
Scritto da Administrator   
luned 03 agosto 2020

Il due Agosto 1980 ero a Bologna.

Gli uffici del partito socialista regionale erano in via Liberazione sei. La stazione delle ferrovie distava cinquecento metri. Parcheggiata la macchina faccio scendere i miei piccoli, uno otto anni e l'altra cinque che mi accompagnano. Era sabato e venivano in ufficio a giocare coi timbri e a far disegni sul retro della carta usata mentre io sfruttavo la libertà per leggere e fare qualche telefonata aiutato dalla segreteria.

Erano le dieci del mattino. Il tempo di salire , salutare, sistemare i ragazzi con Maurizia e recarmi in ufficio che terribile deflagrazione squarcio la quiete degli uffici.

Un istante tremendo fra paura e incredulità, tranquillizzati i ragazzi Maurizia chiama i Carabinieri per sapere.

E' successo un gravissimo scoppio alla stazione centrale.

Decido di andare, Correndo percorro i primi duecento metri fino a piazza dell'unita. La grande nuvola di polvere, le prime sirene e il rumoreggiare dei soccorritori fra quelli rimasti vivi e le urla dei feriti.

Il resto del cammino fino al ponte e poi la discesa verso il disastro, l'ecatombe, l'inferno che non dava spazio al dolore. Come inebetito di fronte alla ecatombe.

Nato dopo la guerra vivevo dei racconti e dei documenti sui disastri delle guerre. Oggi mi sentii paralizzato.

Incredulità, senso della impotenza che subito facevano emergere solo volontà di aiutare.

La rabbia arriva dopo. Autobus 21, vigili del fuoco, forze dell'ordine, una città violentata che accorre a dare il suo aiuto.

Dal ponte ritorno in ufficio, I ragazzi mi chiedono della polvere. Non c'è voglia di parlare. Dico di far telefonate. Avviso le Federazioni. Il mio grande amico Prof. Piro, mi aiuta a compilare il testo del manifesto al Comune di Bologna: il vice sindaco Gabriele Gherardi è alla stazione. Fra le lacrime la segretaria mi dice che non riescono a rintracciare Zangheri già in ferie e non c'è animo per altre parole. Ancora non si formata la rabbiosa risposta della città violentata.

Poi man mano cresce la rabbia, ma si pensa ai morti e ai feriti. Partiti, sindacati, associazioni,cultura, informazione fanno fermentare la risposta, soprattutto la domanda che tutti aspettano: perchè Bologna?

Affiora, ma non c'è risposta.

Ancora le risposte concrete mancano. E tarderanno. Ma la città si organizza e risorge.

Allora un grande presidente venne e la con la mano destra su una bara, senza parlare indicò al popolo di non disperare.

Oggi il secondo presidente, Mattarella con nelle carni lo strazio di un fratello ucciso e col cuore da grande italiano sfida il covid e viene a dire ai famigliari dei morti, alla città e alla nazione che nessuno ferma la ricerca dei mandanti.

Con Pertini, allora e con Mattarella ora il popolo, le democrazie sono salde anche se il lavoro non si può fermare e la ricerca delle risposte deve essere ferma, serena, da non lasciar dubbi.

Nel cuore il ricordo, nella mente il principio della lotta permanente per verità e giustizia, negli affetti di quei bambini, oggi adulti e attivi, che hanno avuto dal racconto e dal rumore della bomba la sensazione incancellabile dei delinquenti che col massacro volevano spaventare e nel racconto che allora il padre fece oggi ricordano. Il popolo che soffre, lavora, non scappa di fronte ai pericoli oggi, come ieri e come domani mantiene saldi i principi della democrazia.

Non c'è spazio perchè violenza, sopraffazione possono farci tornare indietro. Ne sono, ne siamo certi.


                                                                                                           Paolo Cristoni

                                                                                        già deputato e membro Direzione PSI

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